Negli ultimi tempi circola spesso su vari social l’immagine dei piccioni che giocano a scacchi: quella metafora ironica che descrive chi interviene in una discussione senza avere veri argomenti. “Sbattono le ali, rovesciano i pezzi e poi se ne vanno, convinti di aver vinto.”
Un’immagine potente, che ben rappresenta l’abitudine – purtroppo diffusa – di parlare a vanvera e poi abbandonare il confronto quando diventa scomodo.
A me questa immagine ha fatto venire in mente altre creature alate, ancora più odiose, prese in prestito dalla mitologia greca: le Arpie.
Forse conosci la leggenda: erano creature mostruose, metà donne e metà uccelli rapaci, esseri spaventosi che rapivano le persone (Arpia deriva dal greco “harpyia”, rapitrice) e le consegnavano alle Erinni, che le torturavano fino alla follia.
Ma le Arpie avevano anche un’ossessione: tormentare Fineo, re di Tracia. Fineo, noto anche per la sua fame pantagruelica, aveva un dono speciale: era un indovino. Ma usò male il suo potere, svelando i segreti degli dèi agli uomini. Per questo, Zeus lo punì.
La sua condanna fu terribile: ogni volta che si sedeva a tavola, pronto a divorare il suo pasto smisurato, comparivano le Arpie, che gli portavano via il cibo o lo insozzavano, lasciandolo affamato e disperato. Fineo aveva davanti a sé cibo a volontà, ma non riusciva mai a goderne.
Le “Arpie” esistono anche nella vita di tutti i giorni e nel lavoro.
Le Arpie sono tutto ciò che ci sottrae tempo e valore, proprio quando stiamo per raccoglierne i frutti:
– clienti, capi o colleghi, ma anche amici o familiari, che chiedono molto e restituiscono poco;
– persone tossiche che prosciugano entusiasmo e motivazione;
– call infinite, meeting senza senso e finte urgenze (degli altri) che sottraggono tempo prezioso senza creare alcun valore.
Ma esistono anche le Arpie “interne”, quelle che nascono dentro di noi, ancora più fameliche: il perfezionismo, i sensi di colpa, la paura del giudizio, il desiderio di approvazione sociale (come la spasmodica ricerca dei “like”).
Gli esempi potrebbero continuare. Ma il punto è che non basta generare valore, bisogna anche difenderlo, persino dai propri pensieri. Come?
- Circondati di clienti corretti e persone positive
- Impara a dire no
- Rivendica ciò che hai creato: idee, progetti, meriti. La scusa “non voglio litigare” può sembrare carina e “gentile”, ma spesso è un comodo rifugio dei passivi
- Allontana i pensieri tossici e inutili. Ti fanno solo soffrire e ti prosciugano energie
Se le Arpie arrivano svolazzando a rubarti ciò che è tuo, cacciale via senza esitazione. Perché le cose importanti della vita non dipendono solo da ciò che sai creare, ma anche da ciò che sai proteggere.
E tu? Quali “Arpie” hai incontrato più spesso nella tua vita o nel lavoro?
E soprattutto: come sei riuscito a cacciarle via?